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Mater semper certa, cognomen nunquam

Marzo 25, 20250

Mater semper certa est, pater numquam, dicevano saggiamente i latini. E si fermavano qui. Accettando il dubbio e vivendo tranquilli, salvo i casi di tradimento certificato. Noi, invece, scoperto il DNA, il dubbio ce lo portiamo dietro. O, almeno, ne subiscono il fascino i deboli di carattere, capaci solo di vivere nell’incertezza su qualsiasi cosa, a cominciare dalla fedeltà della moglie, o della compagna. Vite tristi, ammettiamolo. D’altra parte esistono anche donne ossessionate dal rischio del tradimento. Anch’esse tristi.

Ancor più triste è la vita dei politici che, dopo aver svolto per decenni ruoli di rilievo, si ritrovano semplici peones, parlamentari semplici, facendo ormai fatica a far parlare di sé. Dario Franceschi, democristiano di nascita,  segretario del PD, ministro della Cultura, un modo per tornare a galla lo ha trovato, da senatore tra i tanti, con una proposta “geniale”. Si sarà detto “ora la butto in caciara”. E al Senato, mentre ancora si discute per individuare una normativa semplice per la questione posta nel 2022 dalla Corte Costituzionale con la sentenza 131. Con essa la Corte ha dichiarato anticostituzionale l’attribuzione automatica del cognome paterno ai figli di una coppia.

Giusto, ma non facile da applicare. I genitori possono scegliere il cognome, ma se litigano? Possono dare due cognomi, ma in quale ordine, se litigano? Chi decide? Tirano a sorte? Si rimettono a un giudice? Sembra una banalità, eppure la soluzione ancora non si è trovata. Fortunata la coppia composta da due Rossi, due Bianchi, due Neri. Ne conosco. Capita. E non è detto che siano parenti.

Personalmente avere due cognomi non dispiacerebbe. Mi chiamerei Rossi Petroselli, o Petroselli Rossi. Accetterei persino di averne quattro, aggiungendo i cognomi delle nonne. Sennò sarebbe patriarcato. Mi chiamerei Rossi Petroselli Pannocchia Altissimo, se prevale la filiera maschile. Oppure Petroselli Rossi Altissimo Pannocchia. In ordine alfabetico sarei Altissimo Petroselli Pannocchia Rossi. Insomma, fate voi.

Sembra una banalità, ma non lo è. Basta parlare con un ufficiale di Stato Civile per capire quanto nomi e cognomi siano un problema. Sulla certezza dell’identità del cittadino si basa il diritto civile. Ma, forse non solo in Italia, agli atti di nascita sono pieni di errori. In più molti italiani sono registrati Paolo o Paola, ma per tutta la vita vengono chiamati Antonio o Margherita dagli stessi genitori, che avevano messo una virgola ma poi ci hanno ripensato.

Sono problemi, non c’è da ridere. Tornando al solo cognome, che t’inventa il peon Franceschini? Per superare lo stallo della scelta, facciamo una bella legge per attribuite ai futuri nati un solo cognome, quello della madre, che in fondo semper certa est. Considerando che i cognomi derivano storicamente da “figlio di”, o da un mestiere, da un luogo, dal colore dei capelli, ecc., non sarei scandalizzato. Mi intristisce la motivazione. “Anziché creare infiniti problemi con la gestione dei doppi cognomi o con la scelta tra quello del padre e quello della madre – suggerisce Franceschini – stabiliamo che dall’entrata in vigore della nuova legge i figli prenderanno solo il cognome della madre. Dopo secoli in cui i figli hanno preso il cognome del padre, stabiliamo che dalla nuova legge prenderanno il solo cognome della madre. E’ una cosa semplice ed anche un risarcimento per una ingiustizia secolare che ha avuto non solo un valore simbolico, ma è stata una delle fonti culturali e sociali delle disuguaglianze di genere”.

A parte che i cognomi potrebbero derivare dal mestiere di una madre di 800 anni fa, dal presunto patriarcato si passerebbe al matriarcato. Vero è che tra qualche secolo, si potrebbe anche tornare indietro. Magari ci penserà un discendente di Franceschini. “Chi fu – potrebbe chiedersi – quel genio che scatenò l’ennesima diatriba inutile?”

Io suggerirei al Parlamento di scegliere il doppio cognome, in ordine alfabetico o a scelta. Senza farla tanto lunga. E se i genitori non sono d’accordo un giudice di pace tiri a sorte. Per il primo figlio e per gli eventuali successivi. Che almeno per i fratelli cognomen non est incertus. Se poi si scocciano potrebbero sempre chiedere di cambiarlo, per incompatibilità di carattere.

 

Pubblicato anche su “The Social Post”:

https://www.thesocialpost.it/2025/03/25/mater-semper-certa-cognomen-nunquam/

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