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Perugia, come i propal condizionano l’Università

Marzo 28, 20250

La notizia, in sintesi. Il dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Perugia ha annullato un seminario, che si sarebbe dovuto tenere nel quadro del corso di Laurea in Relazioni internazionali, su richiesta degli studenti aderenti alla Sinistra Universitaria – Udu. L’iniziativa prevedeva un incontro con rappresentanti delle aziende Leonardo e Rheinmental. Un’occasione, per gli studenti, per capire come funzionano, tra l’altro, la produzione e il mercato delle armi. Produzione e mercato che esistono da sempre, non da ieri mattina.

Naturalmente le armi possono essere usate per aggredire – e non ci piace saperlo – o per difendersi. Al di là dal pacifismo etico, chi studia le relazioni internazionali dovrebbe conoscere anche questo non secondario aspetto delle suddette relazioni. Ma un gruppo di studenti ha ritenuto che il seminario non si sarebbe dovuto tenere per ragioni “morali”. Si potrebbe obiettare che la conoscenza dovrebbe servire anche a limitare, se non ad annullare, i conflitti che affliggono l’umanità. Anche, purtroppo, nel presente. E nel presente di conflitti “importanti” ce ne sono in corso due. Sono dí più, ogni giorno, in Asia, in Africa. Ma i due che da anni  ci preoccupano da vicino sono l’aggressione russa contro l’Ucraina, e la guerra in Medio Oriente, scatenata il 7 ottobre 2023 dai terroristi islamisti di Hamas contro Israele.

Gli studenti sono giovani e si può capire la loro protesta “morale”. Anche se non parlare con Leonardo e Rheinmetal comporta una rinuncia alla conoscenza. Peraltro non sono i costruttori di armi, operai compresi, a scatenare le guerre. Sono invece gli Stati, i movimenti, i partiti, le ideologie estremiste, i fanatismi, di ogni segno e colore. La pace mondiale che in fondo tutti auspichiamo non prevede armi. Per ora il sogno resta un sogno. Che si rinnova di generazione in generazione.

Forse gli studenti “pacifisti” di Perugia non ricordano, eppure, a Scienze politiche… Era il 1967, la guerra del Vietnam era in corso. I paesi arabi aggredirono Israele nella “guerra dei sei giorni”. Di canzoni “pacifiste” ne giravano a bizzeffe, figlie dei “figli dei fiori” dei campus americani. Poi anche in Italia. Ne ricordo una, bellissima, scritta nel 1965 da Francesco Guccini e cantata due anni dopo da I Nomadi: Dio è morto (se Dio muore, è per tre giorni poi risorge), ispirata al poema L’urlo di Allen Ginsberg e alla morte di Dio di Friedrich Nietzsche. Ginsberg e Jack Kerouac “guidavano” la Beat Generation.

Ma Dio è morto forse gli studenti la conoscono. Difficile che ricordino il brano Proposta. Era appunto il 1967, Festival di Sanremo, ed Enrico Maria Papes guidava I Giganti.Mettete dei fiori nei vostri cannoni – cantavano – / Perché non vogliamo mai nel cielo / Molecole malate, ma note musicali che formino gli accordi / Per una ballata di pace, di pace, di pace”. E chi non lo vorrebbe?

Eppure oggi le molecole che volano nel cielo sono i droni che seminano morte, come qualsiasi arma. A non auspicare la pace, in realtà, non sono le grandi aziende, che potrebbero costruire treni, per dire, ma i trafficanti. Difficile riciclarsi come gelatai. Chi non ricorda la straordinaria e amara interpretazione di Albero Sordi (1974), il Pietro Chiocca di Finché c’è guerra c’è speranza? Il Chiocca dalla doppia vita, impeccabile padre di famiglia borghese e spacciatore in Africa di ogni ferale strumento.

Comunque i giovani hanno diritto di sognare di cambiare e migliorare il mondo. Anche gli studenti di sinistra di Perugia. Peccato che facciano finta di non conoscere il presente. Il loro leader, Nicholas Radicchi, non parla delle guerra in generale. Non parla della Russia che invade l’Ucraina. Una guerra dove muoiano anche i civili, le donne, i bambini. Parla di una sola guerra: “Abbiamo ribadito la nostra ferma opposizione alla presenza delle aziende produttrici d’armi coinvolte nel genocidio a Gaza in università”. E assicura – si legge sul “Corriere dell’Umbria” – che “continueremo, inoltre, ad opporci come possiamo al genocidio in Palestina, continuando a mappare e a chiedere la sospensione degli accordi tra il nostro ateneo e Israele“.

Non una parola mattanza antisemita del 7 ottobre, sulle ragazze, i ragazzi e i bambini uccisi e rapiti. Nulla di nulla. Dunque questi studenti di Sinistra Universitaria non sono pacifisti, ma pacifinti, antisemiti, anti israeliani. L’etica, la morale sbandierate, presuppongo equidistanza, dolore per tutti, non per una parte. Parlano di genocidio, mentre i cittadini di Gaza si ribellano al regime terroristico di Hamas. E’ legittimo chiedersi perché Rettore e capo dipartimento non abbiano obiettato, ma solo subito. Già, perché? Condividono? E’ normale che questo accada in una Università statale? E’ legittimo che si avalli una visione distorta del dramma che stanno vivendo due popoli?

(Dimenticavo, a Perugia è imminente la campagna elettorale per il nuovo Rettore. Come si sa votano anche gli studenti. Quelli di Sinistra Universitaria sono certo più numerosi dei giovani israeliani che hanno scelto di studiare in Umbria)

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